Scozia: Highlands e Isole Ebridi

Scozia: Highlands e Isole Ebridi

Introduzione

Anche se per me la Scozia non era una novità, essendoci già stato due volte, ho sempre subito un fascino particolare, quasi come se fosse un richiamo alle origini. Distese verdi che si perdono a vista d’occhio, specchi d’acqua cristallina, scogliere a picco sul mare e gente ospitale, fanno di questa terra uno dei posti che Linda e Federico non potevano non visitare. Così programmiamo per l’estate 2017 un viaggio alla (ri)scoperta di Edimburgo, delle Highlands, dell’Isola di Skye e, vera scoperta, l’Isola di Harris nelle Ebridi Esterne. Questo è percorso fatto in auto e le principali mete visitate:

1° Giorno:  17 Luglio:  Bologna Edimburgo

Partenza da Bologna alle 11:30 (con 30 minuti di ritardo) e arriviamo ad Edimburgo alle 14:30 ora locale. Ritirati i bagagli, prendiamo il bus per il centro di Edimburgo (City Link con biglietti già prenotati) e arriviamo alla fermata Princess Street fermata dell’omonimo parco. Facciamo molta strada a piedi per arrivare al nostro albergo  (City Hotel – ora chiamato Leonardo Edinburgh City). Dopo dopo una veloce doccia via a scoprire la città visto che è tardi Castello ormai chiuso decidiamo di fare una passeggiata per la città tra cui il Royal Mile e il Parco dei giardini di Princes Street con annesso giro sulla ruota panoramica. 

La vista che si gode dalla ruota è magnifica. Si vede tutta Edimburgo e, considerando anche che il tempo è dalla nostra, lo spettacolo è magnifico.

Edinburgh view (Photo E. Genise)
Edinburgh view (Photo E. Genise)
Edinburgh view (Photo E. Genise)

Assistiamo ad uno spettacolo di danze popolari e ormai, fatta sera, ci dirigiamo verso l’hotel per un sonno ristoratore.

2 Giorno: 18 Luglio – Edimburgo

Ci alziamo presto per visitare il famoso Castello di Edimburgo. Orgogliosamente affacciato sui giardini della città, la sua presenza iconica conquista sia i visitatori che i locali. Nel castello di Edimburgo sono celebrate ancora tutt’oggi tradizioni antiche quali il Military Tattoo e lo sparo del One O’Clock Gun, inoltre il Castello è ancora oggi sede del quartier generale dell’Esercito britannico, quindi possiede funzioni militari.

Edinburgh Castle (Photo E. Genise)
Edinburgh Castle (Photo E. Genise)

Il Military Tattoo è uno spettacolo che viene celebrato nel mese di Agosto di ogni anno nell’Esplanade dell’ingresso del Castello ed è uno unico al mondo nel suo genere. Con questo spettacolo si rievoca l’evoluzione nella storia dei reggimenti scozzesi con i costumi tradizionali, ovvero le cornamuse, i kilt e i tamburi.

Il tutto è veramente molto suggestivo poiché si uniscono le diverse musiche tradizionali scozzesi e di recente è stata data la possibilità di partecipare anche ad attrazioni provenienti da altri paesi. Il One O’Clock Gun, invece, è un cannone che spara a salve ogni giorno, esclusa la domenica, alle ore 13:00. E’ una vera e propria attrazione turistica, infatti assistiamo allo sparo da parte del mastro cannoniere che esegue i passi e le manovre quotidiane che consentono al cannone di sparare.

One O’Clock Gun (Copyright E. Genise)

Nel pomeriggio visitiamo i giardini di Princes Street. Rimaniamo davvero colpiti positivamente dalla bellezza del parco, dove tantissimi Scozzesi ne approfittano per fare una passeggiata o concedersi un attimo di relax.

Princess Street Garden (Photo E. Genise)
Princess Street Garden (Photo E. Genise)

ll Royal Mile è la strada più famosa della città. La strada è situata nella città vecchia (Old Town), è costeggiata da alti edifici in pietra, ed è piena dei celeberrimi vicoletti (closes). Questa è senza dubbio una delle zone più trafficate della città, soprattutto nel periodo estivo. Sulla Royal Mile è possibile visitare la Cattedrale di St Giles (Sant’Egidio), superba chiesa gotica con una imponente guglia a corona.

Cattedrale di St Giles (Photo E. Genise)

Edinburgh Castle (Photo E. Genise)

Alle prime luci della sera, il castello assume una atmosfera magica.

Domani lasceremo Edimburgo per l’inizio del nostro viaggio itinerante.

3 Giorno: 19 Luglio – Dunottar Castle

Sempre con l’autobus (Citylink) arriviamo all’aeroporto, dove avevamo prenotato un’ auto con la Hertz. Terminate le formalità e ritirata l’auto, una Opel Corsa con assicurazione completa (cosa che ci tornerà molto utile per le motivazioni che dirò in seguito), partiamo per andare a visitare il castello di Dunottar Castle. La distanza è di circa 110 Miglia e, presa un po’ la mano con la guida a sinistra, ci mettiamo in viaggio.

Edimburgo – Dunottar Castle

Il castello di Dunnottar si trova lungo una strada secondaria, a circa due chilometri da Stonehaven sulla costa orientale della Scozia. È situato su una penisola a picco sul Mare del Nord, collegata alla terraferma soltanto da un piccolo istmo.

Dunottar Castle (Photo E. Genise)

Il forte gode di una posizione difensiva straordinaria: si erge infatti su uno sperone roccioso a picco sul mare, a circa cinquanta metri d’altezza, l’unica via d’accesso dalla terraferma è uno stretto sentiero in pendenza che si snoda lungo la roccia. Dopo il varco d’ingresso, un viottolo sterrato conduce ad un punto panoramico d’eccezione. Lo sperone isolato di roccia nera su cui sorge il castello, si staglia sulle scogliere a strapiombo della circostante Tornyhive Bay.

Dunottar Castle (Photo E. Genise)
Dunottar Castle (Photo E. Genise)

Un camminamento in discesa, reso agevole da gradini, porta al livello della scogliera, dopodiché un breve e ripido sentiero sale all’area monumentale.

Dunottar Castle (Photo E. Genise)
Dunottar Castle (Photo E. Genise)

I vari edifici, alcuni riconoscibili nelle loro originarie funzioni, come il mastio, altri ridotti a ruderi, sono disseminati su un prato esteso intorno a una corte quadrangolare e lasciano immaginare le ampie dimensione della roccaforte. In realtà queste costruzioni sparse qua e là, non hanno mai costituito un castello vero e proprio, ma piuttosto una sorta di cittadella fortificata che, attraversando secoli di storia scozzese, è stata teatro di molte vicende sanguinose, ma le sue origini sono tuttora incerte.

Terminata la visita al Castello, facciamo una passeggiata a Stonehaven e poi diritti in albergo. Avevamo prenotato al Feughside Guesthouse, un B&B che si trova nel tranquillo villaggio di Whitestone, a soli 10 minuti di auto da Banchory.

4 Giorno: 20 Luglio – Inverness

Prossima tappa, prima di arrivare ad Inverness (143 Miglia), è la distilleria della Glenfiddich, famosa marca di Whisky Scozzese.

Stoneheaven – Invergordon

Oggi il tempo non è bellissimo (piove), ma si sa… siamo in Scozia. La distilleria è molto bella e prevede visite organizzate. Decidiamo di prendere una guida che ci fa vedere da vicino tutte le fasi produttive del Whisky con annessa descrizione dettagliata dei metodi produttivi e della storia della distilleria. Si parte con un autoreferenziale video celebrativo sul passato della distilleria e poi il tour si sposta nelle varie zone in cui avvengono tutti i passaggi della produzione.

Glenfiddich Distillery (Photo E. Genise)

Alla fine abbiamo anche fatto la degustazione con la guida che ci ha spiegato nel dettaglio come si degusta il whisky in generale e ha spiegato le caratteristiche dei 4 che abbiamo assaggiato. Terminato il tour, e quasi ubriachi sia per via delle degustazioni che per gli effluvi, decidiamo di fare acquisti allo shop (2 bottiglie + un gadget) e di pranzare al bar della distilleria.Terminato il pranzo, ci rimettiamo in auto direzione Lochness.

Questo lago non è il più bello di Scozia, ma è di gran lunga il più famoso per via della leggenda di Nessie, il suo celeberrimo mostro. Nessuno mai è riuscito a provarlo, ma c’è chi giura di averlo visto emergere tra la nebbia, dalle profondità del lago, dove si dice abbia dimora.

Uruquart Castle (Photo E. Genise)

Dopo un po’ decidiamo di raggiungere la nostra Guesthouse, il Tuckers Inn, che si trova a 57 miglia da Loch Ness ad Invergordon. Una volta arrivati, è quasi ora di cena. Decidiamo di mangiare direttamente in Hotel, visto anche il numero di motociclisti presente, ci sembra un buon segno. Ed infatti non sbagliamo. Piatti semplici ma molto gustosi. Non mancano gli anelli di cipolla fritta che vengono “spazzolati” in un secondo. Dopo cena decidiamo di fare una breve passeggiata sul molo. Il posto non è un granchè; si vedono in lontananza delle raffinerie. Sembra più una zona industriale. Ma il nostro scopo è quello di digerire la cena e pertanto, dopo un’oretta di cammino torniamo in camera. Domani ci aspetta un percorso impegnativo, ma bellissimo: le Highlands.

5 Giorno: 21 Luglio – John O’Groat

La tappa di oggi prevede di arrivare al punto più a nord della Scozia attraversando le Highlands.

Invergordon – Thurso

Prima però decidiamo di fare una tappa per visitare il castello di Durnobin. Io rimango in auto nel parcheggio, mentre Linda e Federico si avventurano alla scoperta del Castello. Di proprietà dei conti di Sutherland è composto da quasi 200 stanze ma quelle visitabili sono “solo” una ventina (all’interno del castello non si possono scattare fotografie se non al pianterreno).

Durnobin Castle (Photo E. Genise)

Stupendi i giardini dove Linda e Federico assistono ad uno spettacolo di falconeria. All’interno del sito è presente anche un interessante museo contenente svariati trofei di caccia e oggetti provenienti da diverse parti del mondo.

Dopo la vista del castello, riprendiamo la A90. Guidiamo tra ampissimi prati verdi divisi da muretti a secco, qualche casa ogni tanto, pecore in abbondanza, pochissimi alberi ed il mare sempre alla nostra destra. In poco meno di mezz’ora siamo sulla costa settentrionale, raggiungendo attraverso una stretta single track road il punto focale dell’intero tour: John o’Groat e Duncansby Head

.John o’Groat è considerato, sin dal ‘400, il luogo più a nord – isole escluse – del Regno Unito. Arrivati al centro del paese, è visibile un segnale che indica la distanza dal punto più a sud dell’Inghilterra denominato “land’s end” (dove finisce la terra), posto che avevo visitato nel 2006.

Segnaletica a John O’Groat (Photo E. Genise)
Segnaletica a Lend’s End – Cornovaglia (Photo Internet)

E’ un piccolo agglomerato di case che conta circa 300 abitanti. Non ha molto di caratteristico. È infatti un punto di partenza per i traghetti diretti alle isole Orcadi (che avevo già visto in un precedente viaggio nel 2003) , dalle quali è divisa da un esiguo braccio di mare, chiamato Pentland Firth. Il nostro programma di viaggio prevede una passeggiata fino a Duncansby Head per ammirare le meravigliose Duncansby Stacks. Alte oltre sessanta metri, sono incise da insenature strettissime e hanno pareti a strapiombo.

Duncansby Stacks – Photo E. Genise
Duncansby Stacks – Photo E. Genise
Duncansby Stacks – Photo E. Genise
Duncansby Head- Photo E. Genise
Duncansby Stacks – Photo E. Genise

Tra le loro fenditure impervie, trovano casa moltissime specie di uccelli come i marangoni dal ciuffo, i gabbiani tridattili e anche le procellarie artiche. Tutti abbarbicati a picco sul mare in eterno movimento. Il paesaggio è di una bellezza struggente; complice anche il vento che ulula e sembra portarti via. Decidiamo di fermarci per un pranzo al sacco. L’atmosfera è davvero incredibile. Fortunatamente, nonostante sia una attrazione turistica rinomata delle Highlands, ci sono pochi turisti e molte pecore. Terminato il giro decidiamo di andare verso Thurso, dove avevamo prenotato il nostro Hotel. Riprendendo il sentiero per il parcheggio, scorgiamo il Duncansby Head Lighthouse, costruito da David Alan Stevenson della famosa famiglia costruttrice di fari nel 1924.

Duncansby Head Lighthouse –Photo E. Genise

6 Giorno: 22 Luglio – Thurso – Overscaig

La tappa di oggi prevede di costeggiare la parte più a nord della Scozia.

Anche oggi ci accompagna un bellissimo sole. La strada, naturalmente ad una corsia con relativi “passing place” offre scenari da favola. Le vette circostanti si mostrano in tutta la loro aspra magnificenza, mentre dal mare sbuca un lembo di terra chiamato Ard Neack, praticamente un isolotto, non fosse per la doppia mezzaluna di ghiaia e di sabbia che lo tiene ancorato alla costa.

Ard Neack Photo E. Genise

Muretti a secco corrono nel verde fino a sfiorare il blu, mentre laggiù una casetta bianca aggiunge giusto un tocco di civiltà in un colpo d’occhio da cartolina: è la cosiddetta Ferry House, costruita nel 1831 quale terminal dei traghetti che un tempo attraversavano il lago da Portnancon per approdare presso la ormai scomparsa Heilam Inn. Poi nel 1890 la strada fu completata e il ferry soppresso.

Continuando il nostro percorso, arriviamo a Cennabheinne Beach, la più orientale fra le magnifiche spiagge di Durness; una nicchia abbagliante di sabbia finissima, dorata e riparata, racchiusa tra alte scogliere tappezzate d’erica e bagnata da acque limpidissime.

Cennabheinne Beach Photo E. Genise

Vediamo alcuni turisti che cavalcano la Golden Eagle Zip Line, una funicolare alta 37 metri e lunga 230. L’idea di volare in picchiata a volo d’uccello a 72 Km orari sopra una delle più belle spiagge della Scozia mi affascina, ma è solo un pensiero che rimane nella mia mente. Meglio mangiare qualcosa distesi sul prato. La tappa successiva è quella di “Smoo Cave”,  un angolo della Scozia modellato dalla natura sugellato da una bellissima cascata nascosta nella grotta.  Fortunatamente il parcheggio non è molto affollato e pertanto decidiamo di visitarle come dei veri speleologi. La bocca dell’antro è davvero impressionante, grande e buia come la porta di un mondo sotterraneo popolato di creature misteriose. La sua origine geologica è unica e complessa e le sue dimensioni davvero ragguardevoli: la prima camera, scavata dall’azione incessante del mare all’interno di una gola rocciosa lunga 600 metri, raggiunge un’ampiezza di 40 metri e un’altezza di ben 15! La seconda e la terza camera, più piccole e ancora più buie, si sono invece formate per l’azione congiunta di due flussi d’acqua dolce, di cui uno proveniente dal fiume ALLT SMOO che precipita all’interno della grotta in una fragorosa cascata alta 24 metri attraverso un buco aperto nel terreno sovrastante.

Smoo Cave – Photo E. Genise

Percorriamo il sentiero che parte a fianco del parcheggio e scendiamo i gradini di una ripida scalinata sul fianco della gola. L’accesso alla prima camera è libero e gratuito; alla seconda, davvero buia e umidissima, si arriva agevolmente grazie a una caratteristica passerella di legno che permette di oltrepassare il fiume e di avvicinarsi alla cascata. 

Smoo Cave – Photo E. Genise

Decidiamo di optare per una visita guidata con uno speleologo su un gommone. Strano a dirsi ma gli altri turisti che sono a bordo con noi sono Italiani. Terminato il tour, riprendiamo l’auto per dirigerci verso l’Hotel che avevo prenotato dall’Italia a Overscaig. Rispetto agli altri, questo hotel ha chiesto un pagamento anticipato.La strada che percorriamo è stupenda. Si alternano distese verdi, colline e specchi d’acqua limpidissima.

Landscape – Photo E. Genise

Arrivati all’ Oak Lodge ci accolgono i proprietari, gentilissimi e molto disponibili nel fornire le informazioni. Ci dicono di non preoccuparci se l’acqua della doccia è marroncina; è dovuto alla conformazione del terreno e alla cisterna ed è la caratteristica della zona. E’ acqua assolutamente pura.

Oak Lodge – Photo E. Genise

7 Giorno: 23 Luglio – verso l’isola di Skye

Molti affermano che si tratti di una delle zone più belle dell’intera Scozia: la strada costiera che da Ullapool conduce ad Applecross e poi al Kyle of Lochalsh, dove si trova il ponte per l’Isola di Skye. 

Calcolando però il percorso maggiormente panoramico, avevo calcolato che saremmo arrivati troppo tardi a destinazione. Così optiamo per il percorso interno, molto meno pittoresco ma decisamente più veloce.

MI spiace non vedere Gruinard Bay e Gairloch; sarà per un’altra volta. Procediamo tra paesaggi maestosi lungo la strada principale fino a raggiungere le sponde scure e misteriose del Loch Assyn, punteggiato di caratteristici isolotti tipicamente ornati di “Caledonian Pines” dall’aspetto vagamente spettrale. Di lì a poco, le rovine dell’Ardvreck Castle si stagliano nel cielo grigio all’orizzonte… giusto il tempo per qualche foto (linda e Federico rimangono in auto) ed ecco che arriva una leggera pioggerella spargendo un’alea di mistero su quel luogo desolato e meraviglioso.

Ardvreck Castle Photo E. Genise

Si ritiene che l’Averdek Castle fosse un tempo un possente maniero, fatto costruire intorno al 1590 dai capi del Clan Macleod detentori fin dal XIII secolo del titolo di signori dell’Assynt e di tutta la regione circostante. Fu poi il Clan rivale MAckenzie ad attaccare e conquistare il castello nel 1672, assumendo così anche il controllo del territorio. Furono costoro nel 1726 a far costruire nei pressi del maniero un’altra residenza più moderna che venne chiamata CALDA HOUSE, dal nome del ruscello che scorre lì vicino. Nel 1737 un incendio distrusse la casa in circostanze misteriose, così che oggi ne restano solo i ruderi, inseriti insieme a quelli del castello, nell’elenco dei monumenti d’interesse nazionale.

Ardvreck Castle Photo E. Genise

Prima di arrivare a Skye, facciamo solo una sosta ad Ullapool per comprare qualcosa da mangiare. Dopo un panino mangiato nei pressi del parcheggio, ci rimettiamo in auto visto che la strada è ancora lunga. Prima di prendere il Kyle of Lochalsh, ci fermiamo per vedere una delle mete maggiormente conosciute della Scozia, l’ Eilean Donan Castle.

Eilean Donan Castle – Photo E. Genise

Il castello fu costruito la prima volta nel 1220 da Alessandro II di Scozia come baluardo di difesa contro le incursioni vichinghe, e si racconta sia stato uno dei rifugi di Robert Bruce durante la fuga dai soldati inglesi. A partire dalla fine del XIII secolo esso divenne la dimora del clan Mackenzie di Kintail (più tardi Conti di Seaforth). Nel 1719 il castello è stato occupato dalle truppe spagnole intente a far nascere una nuova rivolta giacobita. Il castello venne tuttavia riconquistato e demolito dal cannoneggiamento di tre fregate della Royal Navy tra il 10 ed il 13 maggio 1719. Successivamente le truppe spagnole che occupavano il castello vennero sconfitte circa un mese dopo nella battaglia di Glen Shiel. Il castello viene lasciato per quasi due secoli in rovina e poi viene ricostruito e restaurato tra il 1912 e il 1932 dal tenente colonnello John MacRae-Gilstrap che lo aveva acquisito in quanto discendente del clan MacRae che ne era stato un tempo proprietario. Tra le opere maggiormente rilevanti risalenti a questo periodo è da annoverare la costruzione di un ponte ad archi per permettere un accesso più facile alla fortezza.

Eilean Donan Castle – Photo E. Genise
Eilean Donan Castle – Photo E. Genise

Ne approfittiamo per fermarci un paio di ore anche se ci sono molti turisti. Nel negozio di souvenir Federico compra un simpatico portachiavi a forma di pecorella. Del resto è uno degli animali maggiormente presenti in Scozia. Subito dopo ripresa l’auto ripartiamo in direzione dell’Isola di Skye. L’isola è collegata alla terraferma dallo Skye Bridge, un ponte gratuito nei pressi di Kyle of Lochalsh. 

Abbiamo prenotato un B&B a conduzione familiare, il Gairloch View, situato a nord dell’isola nei pressi di Dig. Prima di arrivare al B&B, ci fermiamo per fare alcune foto al famoso ponte molto fotografato chiamato Sligachan Old Bridge.

Sligachan Old Bridge.- Photo E. Genise

Dopo qualche foto, e dopo aver preso una leggere pioggerellina, arriviamo finalmente nella Guesthouse (Gairlock View Guest House).

Gairlock View Guest House

La proprietaria, Marie, ci accoglie molto gentilmente. Praticamente è una casa privata dove hanno adibito un paio di stanze per gli ospiti. In casa c’è il loro nipotino Lewis (chiamato proprio come l’isola omonima) che fa subito amicizia con Federico. La camera è carina e la posizione è davvero invidiabile in quanto si vede il mare. Dopo una veloce doccia, decidiamo di andare subito alla scoperta dell’Isola, una delle più belle di tutta la Scozia.

Decidiamo pertanto di andare in avanscoperta per la meta di domani: il Quiraing, un altopiano di origine vulcanica. La strada per arrivare non è affatto semplice. Arrivati al parcheggio notiamo di essere da soli nonostante sia una meta turistica abbastanza conosciuta. Il motivo è che sono quasi le 20 e pertanto sono già tutti a cena.

Il paesaggio è magnifico e si domina tutta la vallata. Essendo tardi decidiamo di fare una breve passeggiata per goderci il paesaggio.

The Quiraing – Photo E. Genise


The Quiraing – Photo E. Genise
The Quiraing – Photo E. Genise
The Quiraing – Photo E. Genise

Prima di tornare al B&B ci fermiamo al Kilt rock, una roccia basaltica con angoli netti, che richiamano alla mente le molte pieghe di un kilt scozzese. Si vede anche le famose cascate Mealt Falls, con un salto di 60 metri. La particolarità di queste cascate è che non finiscono in un fiume come avviene di solito, ma si lanciano dalle scogliere direttamente in mare.

Kilt Rock – Photo E. Genise

Kilt Rock – Photo Internet
Kilt Rock – Photo E. Genise

8 Giorno: 24 Luglio – The old man of storr – Neist Point

Allettato dai racconti di Marie circa albe e tramonti fantastici, decido di alzarmi alle 4 di mattina per catturare l’alba. Non devo fare molta strada in quanto a pochi metri dalla camera è possibile vedere il mare.

Skye view – Photo E. Genise
Skye view – Photo E. Genise

Dopo una colazione casalinga partiamo per la meta della giornata: il trekking all’old man of storr, la formazione basaltica della penisola di Trotternish. Sono tanti gli spot o film girati presso il monolite (l’ultima ad esempio è Prometheus il thriller fantascientifico di Ridley Scott della saga di Alien, dove il film inizia in Scozia nell’anno 2089 sullo Storr, dove un archeologo scopre l’antica mappa stellare in una grotta sotto l’Old Man of Storr).

È una escursione che non ci vogliamo perdere e non siamo certo soli: una lunga fila di auto posteggiate si fa notare presso il punto di partenza, lungo la strada che collega Portree a Staffin. Incontriamo la stessa famiglia Italiana che avevamo incontrato nella barca per il giro delle Smoo Cave. Non essendo sufficientemente attrezzati con abbigliamento da trekking, decidono di non proseguire fino in cima. Così ci salutiamo e imbocchiamo subito la comoda e ampia pista, frequentata da persone di ogni nazionalità. Questo versante è stato interessato qualche anno fa da un’importante operazione di disboscamento delle conifere alloctone. Le loro spoglie sono rimaste qui e non offrono certo una bella vista: ci vorrà del tempo prima che la vegetazione originaria ricopra tutto. Dopo l’attraversamento di un cancello si comincia a entrare nel classico paesaggio dominato dalla verdissima prateria. Il profilo del monolite è da qui ancora schiacciato e non lo si distingue bene dalle pareti retrostanti.

Old Man of Storr – Photo E.Genise

La pista nel frattempo si è trasformata in un sentiero sterrato che prende quota con maggiore pendenza. Ben presto si arriva a una ampia conca da dove le guglie iniziano finalmente a delinearsi. Una di queste forma un paio di archi naturali di roccia. Questo è il punto di arrivo per molti turisti che si fermano a girovagare per osservare l’Old Man da varie angolazioni. Da qui in poi la folla andrà decisamente a diminuire. Pochi metri sotto la conca si trova un lago, mentre una rete di sentierini più sopra conduce alla base del torrione.

Skye Landscape – Photo E.Genise

È alto 50 metri ed è stato scalato per la prima volta nel 1955. Altre tracce portano alle alture sopra la conca dove si trova la visuale migliore per scattare le foto e dove diversi fotografi sono già al lavoro con i cavalletti. 


Old Man of Storr – Photo E.Genise

Linda e Federico decidono di fare una sosta. Io invece decido di proseguire in cima per ammirare lo sperone di roccia dall’alto. Il vento è tremendo e faccio fatica anche a tirare fuori la macchina fotografica dallo zaino.Da qui però la prospettiva è diversa, e riesco a scattare delle foto da un’angolazione diversa.

Old Man of Storr – Photo E.Genise

La luce è accecante e il cielo è quasi privo di nuvole. Fatto abbastanza raro per la Scozia, anche se molto piacevole, non è il massimo per la fotografia con il sole a mezzogiorno. Ad ogni modo il paesaggio lascia senza parole e non ci sono fotografie che possono descrivere l’emozione che si prova nel guardare uno spettacolo del genere.

Prima di tornare nella guesthouse ci fermiamo per pranzo al Pie Cafè, dove fanno solo Pie, ovvero delle torte salate o dolci ripiene di ogni prelibatezze. Un posto davvero delizioso consigliato da Marie.

Pie Cafè – Photo E. Genise

Dopo mangiato ritorniamo un’oretta al B&B per rinfrescarci  e dopo di nuovo fuori per Coral Beach e Neist Point.

Coral Beach è una bellissima spiaggia; il che è abbastanza strano quando uno pensa alla Scozia. In realtà ci sono molte spiagge di una bellezza rara, specialmente sull’Isola di Harris come scopriremo più avanti. La si raggiunge percorrendo un sentiero che parte da Claigan. Lasciata la macchina nell’apposito parcheggio, con non poca difficoltà visto il gran numero di auto,  si attraversano alcuni vecchi muretti di sassi e si passa accanto al rudere di un’antica abitazione. 

Nonostante il suo nome, la spiaggia non è fatta da coralli ma da alghe e fossili sbiancati al sole. In programma c’era anche la visita al Dunvengan Castle con annesso giro in barca per ammirare le foche. Decidiamo però di cambiare programma per visitare il famoso Neist Point al tramonto e pertanto, dopo una passeggiata ritorniamo al parcheggio per riprendere l’auto.

Coral Beach – Photo E. Genise

Neist Point si trova nella penisola nord occidentale dell’Isola di Skye e si raggiunge da Dunvegan in poco più di mezz’ora, percorrendo una stretta e tortuosa single track road che si snoda tra paesaggi solitari e piccoli cottage isolati. Una volta giunti letteralmente alla fine della strada si arriva ad un parcheggio dal quale parte il sentiero per raggiungere il faro.

Purtroppo siamo arrivati tardi per incamminarci verso il sentiero per raggiungere il famoso faro e così decidiamo di aspettare il tramonto seduti sulle rocce. Intanto decidiamo di cenare con qualche panino mentre ammiriamo uno spettacolo della natura.

Neist Point – Photo E. Genise
Neist Point Lighthouse- Photo E. Genise
Neist Point – Photo E. Genise

Calato il sole inizia inizia a fare freddo e così Linda e Federico decidono di aspettarmi in auto, mentre il continuo a fare delle fotografie in attesa di catturare l’ultimo raggio di sole. Mentre mi sposto per cogliere varie prospettive di Neist Point vedo due ragazzi orientali che fanno delle fotografie con un drone. Fino ad allora avevo letto solo qualche articolo sull’utilizzo da parte dei fotografi; in effetti l’avrei voluto in quel momento per catturare delle foto insolite. Mi sono ripromesso di comprarlo una volta rientrati in Italia.

Neist Point – Photo E. Genise

Tornati in auto ci incamminiamo verso il B&B che dista un’oretta. Il tramonto regala ancora uno spettacolo incredibile, come una tavolozza di colori di un pittore.

Neist Point Landscape- Photo E. Genise

Guidare però sull’Isola di Skye di notte non è semplicissimo. Inoltre il TomTom ci fa fare una strada più corta ma tremendamente difficile, a strapiombo sul mare e non illuminata. Arriviamo al B&B molto tardi ma contenti dell’intensa giornata.

9 Giorno: 25 Luglio – Fairly Pool

Fairly Pools- Photo E. Genise

Dopo aver dato da mangiare agli agnellini, partiamo per le Fairly Pools, una serie di pozze naturali d’acqua cristallina, formate da scroscianti cascatelle lungo il River Brittle. La leggenda narra che lungo questo fiume vivano le fate: il luogo particolare, con il fiume che si insinua nella valle creando anse, cascatelle, piccole pozze rotonde e perfette, ai piedi dei nebbiosi monti Black Cuillins, dove il fiume Brittle ha origine. 

l percorso fa parte di un’escursione ad anello che parte da un parcheggio comodamente accessibile a lato della strada che da Carbost conduce a Glenbrittle. L’intero percorso è lungo e faticoso, ma ci si può limitare a seguire il sentiero sterrato che scende ripido verso la valle e che si snoda lungo il corso del fiume. L’escursione (andata e ritorno dallo stesso sentiero) fino alle ultime pools lungo il fiume, dura circa una quarantina di minuti.

Troviamo molta gente che fa il bagno e pertanto l’atmosfera “magica” viene rovinata da schiamazzi e bambini urlanti.

Fairly Pools- Photo E. Genise
Fairly Pools- Photo E. Genise

Il paesaggio è stupendo e il sole rende tutto di una bellezza incredibile.

La Sig.ra Marie ci aveva consigliato una fattoria a Carbost dove poter mangiare pesce fresco, “The Oyster Shed”. 

In realtà è una specie di hangar dove alcuni pescatori portano ostriche e crostacei. A dispetto del posto, abbiamo mangiato pesce freschissimo e a buon prezzo. Io e Linda prendiamo mezza aragosta mentre Federico un bel pezzo di salmone. 

The Oyster Shed – Photo Internet

Dopo mangiato facciamo una passeggiata a Carbost, dove sorge la distilleria Talisker, la più famosa di Skye. Questa volta però non entriamo e io mi limito solo a comprare un mini Wiskey giusto per ricordo.

Talisker Distillery – Photo E. Genise

Il lago che circonda Carbost è di una limpidezza incredibile e le montagne si riflettono nell’acqua .

Carbost Lake – Photo E. Genise

Nel pomeriggio andiamo a Portree, il principale paese di Skye che non è altro che un pittoresco porto di pescatori con le case colorate. Nel complesso è un posto molto turistico ma poco interessante se paragonato alle bellezze dell’isola.

Portree – Photo E. Genise

Così decidiamo di tornare nel B&B non prima di aver comprato in una bancarella la nostra cena; tre porzioni di “paella”, piatto tipico scozzese (si fa per dire).

Dopo cena decido di andare in giro per fare un po’ di fotografie al tramonto, così presa la macchina fotografica e il cavalletto, mi metto in macchina per girovagare alla ricerca di un posto interessante. In realtà avendo fatto poca strada, vista anche l’ora, faccio solo qualche foto senza particolare risultato artistico.

Skye – Photo E. Genise
Skye – Photo E. Genise

Si è fatto buio, così decido di tornare a dormire. Nella strada di ritorno sono costretto a guidare con i finestrini aperti, visto che la forte umidità appanna il parabrezza ed è difficile vedere la strada che oltretutto non è illuminata.

10 Giorno: 26 Luglio – Isola di Harris

Oggi lasceremo Skye e ci trasferiremo nell’isola di Harris. Sono molto emozionato in quanto per me è la prima volta che visito quest’isola, contrariamente a Skye che avevo già visto.

Salutiamo la Signora Marie e il suo piccolo nipotino e ci dirigiamo verso il porto di Uig per il traghetto. Contrariamente agli altri giorni oggi è una giornata piovosa e il tutto è più cupo. Ci immaginiamo come sarebbero state le nostre giornate con la pioggia che, come si sa, è una costante in Scozia.

Sulla strada ci fermiamo in un museo che rievoca la vita sull’Isola nel 1800.

Skye Museum – Photo E. Genise

Alle 14.10 ci imbarchiamo per l’Isola di Harris con un traghetto della Caledonian MacBrayne direzione Tarbert, un paesino di 480 anime. Tramite booking abbiamo prenotato una Ghesthouse vicno a Tarbert: Ceol Na Mara, uno splendido cottage con delle recensioni molto alte.

Ceol Na MaraPhoto E. Genise

In effetti le camere sono molto belle e pulite (le scarpe si lasciano all’ingresso e si cammina scalzi in casa) i proprietari gentili. Harris è famosa per le sue spiagge incontaminate che, sole permettendo, ti abbagliano per il turchese e la luce cristallina.

Su un blog avevo letto di un bellissimo percorso che da Tarbert arrivava in una località denominata Husinish o “Huisinis” in gaelico scozzese). Uscendo dalla Ghesthouse procediamo lungo la B859 in direzione nord (verso Stornoway) facendo attenzione, dopo circa 2 miglia, al bivio sulla sinistra per HUISINISH (B887).

Harris – Photo E. Genise
Harris – Photo E. Genise
Harris – Photo E. Genise
Harris – Photo E. Genise

Dopo un numero imprecisato di curve da brivido e molteplici incontri ravvicinati con pecore e mucche capellute, ecco che – incredibilmente – ci si imbatte in un meraviglioso castello; ciò che più sorprende è che per arrivare a HUISINISH si debba varcare il cancello e attraversare la tenuta. Realizzato nel 1865 dall’architetto David Bryce per il settimo conte di Dunmore, ha un nomaccio impronunciabile – AMHUINNSUIDHE CASTLE – che significa in gaelico “seduto accanto al fiume”. 

AMHUINNSUIDHE CASTLE – Photo E. Genise

È infatti proprio lì, dove il fiume va a gettarsi in mare con il suo carico invitante di trote e salmoni, che il castello con i suoi 55,000 acri di giardini e terreni stipati di fauna selvatica, attrae ogni anno ospiti facoltosi o intere comitive accomunate dalla passione per la caccia o per la pesca.

AMHUINNSUIDHE CASTLE – Photo E. Genise

Intanto la strada serpeggia sinuosa fra scenari che tolgono il fiato, in un fantastico mix di brulli affioramenti rocciosi, colline spoglie ammantate di silenzioso mistero, e distese di blu affacciate su orizzonti lontanissimi, che la luce nordica accende di bagliori infiniti.

Harris – Photo E. Genise

Harris – Photo E. Genise

Ed eccoci finalmente a Huisinish, una minuscola località sperduta che ha tutta l’aria di un solitario avamposto di frontiera.

Huisinish – Photo E. Genise

Tornati a Tarbert, decidiamo di cenare in un Pub. Non c’è l’imbarazzo della scelta in quanto è un paesino davvero piccolo, ma troviamo un posto carino per mangiare qualcosa e bere una buona birra (in realtà ho preso una Guinness che è irlandese…ma va bene lo stesso).

11 Giorno: 27 Luglio – Le spiagge dell’Isola di Harris

Oggi dedicheremo l’intera giornata alla visita della caratteristica più conosciuta dell’Isola: le famose spiagge. Un po’ inusuale se pensiamo che siamo in Scozia. Non prima di una ottima e raffinata colazione a base di toast, marmellata, succo d’arancia e una splendido bicchiere con cereali e frutta fresca.

Breakfast – Photo E. Genise

In generale l’attrazione dell’isola di Harris è rappresentata dalla pace e  tranquillità, ma anche dal calore e affabilità della sua gente. E’ un’isola fortunatamente ancora poco battuta dal turismo. Anche nei più gettonati mesi estivi di luglio e agosto, non si trovano mai troppi turisti. 

L’isola di Harris, infatti, è divisa in due dall’istmo di Tarbert. Da un lato North Harris che è dominata da montagne selvagge ed inospitali e dall’altro South Harris prevalentemente pianeggiante e, a sua volta, orlata di meravigliose spiagge bianche ad ovest e frastagliati dirupi rocciosi ad est. E’ sulla costa occidentale di South Harris che si trovano le spiagge votate come le più spettacolari della Gran Bretagna.

La spiaggia di Luskentyre

A pochi chilometri di distanza da Tarbert, il centro abitato principale di Harris, si trova quella che molti considerano la spiaggia più bella: la spiaggia di Luskentyre o, in gaelico, Losgaintir. La spiaggia di Luskentyre, infatti, è stata votata come la migliore spiaggia della Gran Bretagna e alcuni la inseriscono anche tra le prime dieci spiagge più belle del mondo. 

Ed effettivamente non c’è da stupirsi che possa competere con le spiagge dei più assolati paradisi tropicali. Se non fosse per il vento e le temperature che invitano ad indossare più un giaccone che un bikini, qui potremmo pensare davvero di essere ai Caraibi. Parcheggiamo in un posteggio. Poche macchine e questo è un buon segno anche se il cielo è carico di nuvole. Lungo la strada per arrivare in spiaggia incontriamo un tipico abitante dell’isola.

Scottish Cow – Photo E. Genise

Ci accoglie una leggera pioggerellina. La spiaggia Luskentyre Bay è una baia sconfinata, tranquilla e incontaminata. Una distesa quasi infinita di sabbia bianca che corre per chilometri davanti ai nostri occhi, con le montagne all’orizzonte e le splendide acque cristalline che si riversano sul bagnasciuga.

Luskentyre – Photo E. Genise
Luskentyre – Photo E. Genise
Luskentyre – Photo E. Genise


Luskentyre – Photo E. Genise

Dopo qualche ora il sole ci regala uno splendido scenario. I colori cambiano completamente. E il paesaggio diventa ancora più bello.

Luskentyre – Photo E. Genise

Seilebost beach

Seilebost è vicino a Luskentyre, a meno di un quarto d’ora d’auto. Continuando sulla strada, la A859, in direzione sud, ad un certo punto si svolta a destra. 

La strada termina in un piccolo parcheggio e la spiaggia, a cui si può accedere tranquillamente in condizioni di bassa marea, si trova a soli 200 metri. La spiaggia di Seilebost è così ampia che si può camminare a lungo sulla riva. In alternativa si può scegliere di salire sulle dune vicine per contemplarla dall’alto così come abbiamo fatto noi.

Seilebost beach- Photo E. Genise
Seilebost beach- Photo E. Genise

Scarista beach

Esposta più che mai alla furia delle tempeste Atlantiche, è la spiaggia preferita dai surfisti, che qui trovano facilmente pane per i loro denti. Incorniciata da un fantastico green, è molto amata anche dagli appassionati del golf, che giungono da tutto il Regno Unito e oltre, per il privilegio di un round al cospetto di tanta magnificenza. Dotata di una grandiosa solennità che si esprime in mille volti, essa muta continuamente nell’aspetto secondo i movimenti del cielo e delle correnti marine. Potente e corrucciata sotto un cielo tempestoso, quando alti cavalloni spumosi si rincorrono fino a infrangersi fragorosamente sulla battigia; oppure pallida ed evanescente durante la bassa marea, o negli sporadici momenti di bonaccia che la trasformano in un deserto di sabbia placido e sconfinato.

Scarista beach- Photo E. Genise
Scarista beach- Photo E. Genise
Scarista beach- Photo E. Genise

12 Giorno: 28 Luglio – Ritorno sull’Isola di Skye

Questo pomeriggio dobbiamo lasciare l’Isola di Harris per ritornare verso Skye. Devo dire che quest’isola mi è rimasta nel cuore. Diversamente da tutti gli altri posti che ho visto l’anima di Harris rappresenta qualcosa di inspiegabile; un fascino malinconico e struggente allo stesso tempo.

Dalla finestra del bagno del B&B ammiro ancora una volta il paesaggio. Fare la doccia guardando da questa finestra non ha prezzo. 

Photo E. Genise

Prendiamo il traghetto per UIG dal porto di Tarbert alle 16.10. Il viaggio di ritorno è tranquillo e il tempo passa veloce mentre dal ponte della nave salutiamo la nostra amata isola.

Arrivati a UIG alle 17.50, ci dirigiamo verso il B&B che avevamo prenotato vicino il ponte che separa l’Isola di Skye dal resto della Scozia (Kyle of Lochalsh).

Ne approfittiamo per rivedere alcuni paesaggi visti all’andata. Senza dubbio l’immagine maggiormente iconica dell’Isola di Skye e l’Old Man of Storr che sovrasta il Loch Fada.

Loch Fada – Photo E. Genise

Il B&B non è per niente accogliente. Molti turisti ma del resto in piena estate non avevamo trovato altro. 
Dall’Hotel si può ammirare il ponte di Kyle of Lochalsh.

Kyle of Lochalsh Bridge – Photo E. Genise

13 Giorno: 29 Luglio – Loch Lomond e Parco Nazionale dei Trossach

La tappa di oggi prevede il riavvicinamento verso Edimburgo, passando per il parco nazionale dei Trossach. Decidiamo di visitare Glenfinnan, un paesino  situato nella regione di Lochaber all’estremità settentrionale del Loch Shiel. E’ famoso per il Glenfinnan Viaduct, uno spettacolare viadotto situato nei pressi del villaggio reso celebre dalla saga di Harry Potter, ovvero il treno che porta Harry e gli altri studenti alla Scuola di Magia e Stregoneria.

Glenfinnan Viaduct – Photo E. Genise

Lungo 300 m e alto 30 m, costruito in epoca Vittoriana e inaugurato all’inizio del XX secolo, questo viadotto si trova sulla linea ferroviaria che collega Fort William a Mallaig, sulla costa occidentale della Scozia. 

Glenfinnan- Photo E. Genise

Passiamo da Fort Williams senza però fermarci, in quanto in una guida di fotografia avevo visto numerose immagini del Parco Nazionale dei Trossach e pertanto volevamo fotografarlo. Oggi il tempo è piovoso ma rende il tutto ancora più iconico.

Il Loch Lomond & The Trossachs National Park è facilmente raggiungibile sia da Edimburgo che da Glasgow, e offre una moltitudine di paesaggi mozzafiato, luoghi incontaminati ed una vasta scelta per quanto riguarda gli sport all’aria aperta. 

Il nome del Parco Nazionale deriva dalla presenza del Loch Lomond, il più grande specchio d’acqua dolce dell’intera Gran Bretagna, e dai Trossachs, zona montuosa dove nacque e visse l’eroe scozzese Rob Roy. Il Loch Katrine è secondo molti il lago più affascinante dell’intera Scozia e lo stesso poeta nazionale Sir Walter Scott ne elogiava la grande bellezza in una delle sue opere agli inizi del 1800. In effetti qui sembra di essere in una favola, con il lago circondato da verdissime colline a tratti brulle, a tratti ricoperte da fitte foreste di pini. 

Molto suggestivo è il sentiero ciclabile che si snoda lungo tutta la sponda Nord del lago, che regala panorami davvero mozzafiato. Sul vicino e più frequentato Loch Lomond invece si possono effettuare delle mini crociere per assaporare il fascino del lago da una prospettiva diversa e visitare magari una delle oltre 50 isolette che si trovano al suo interno. 

Loch Lomond & The Trossachs National Park – Photo E. Genise

Ci fermiamo a ‎⁨Kinlochleven nei pressi di una maestosa cascata visibile anche dalla strada: The Meeting of the Three Waters. La cascata si trova ai piedi delle Tre Sorelle di Glen Coe, una famosa area escursionistica e sciistica. L’acqua viene raccolta da tre diverse fonti che si incontrano in questa cascata, prima di raggiungere Loch Achtriochtan a ovest

Il posto è ricco di spunti fotografici. Ne approfitto per fare una vagonata  di fotografia ai ruscelli d’acqua carichi dalle recenti piogge.

The Meeting of the Three Waters – Photo E. Genise

Dopo alcune ore di pioggia ininterrotta, finalmente fa capolino il sole. Vediamo una serie di arcobaleni spuntare dietro le vallate. Ed è proprio per fotografarne uno che parcheggiamo in uno spiazzo non adatto alla sosta per via del terreno poco stabile.

La macchina si impantana e si inclina sul dosso rendendo impossibile uscirne. Dopo numerosi tentativi a vuoto capiamo che da soli non possiamo farcela. Senza linea telefonica, proviamo ad utilizzare il sistema SOS della macchina, ma il dialogo con il centro di soccorso è abbastanza difficoltoso anche per via della voce poco chiara. Per fortuna ci viene in aiuto un abitante del posto che ci dà una mano parlando con il centro di soccorso per inviarci un carro attrezzi.

Photo E. Genise

Nell’attesa molte auto si fermano per prestare soccorso. Ci avevano detto che, visto che non c’erano feriti, non potevamo chiamare la polizia. Dopo pochi minuti e per puro caso un’auto della polizia vedendo la situazione si ferma e ci chiede se abbiamo bisogno di aiuto. Gli spiego che siamo in attesa del carro attrezzi. Dopo un’attesa di più di un’ora, ecco che arriva il soccorso stradale che in pochi minuti ci libera riportando l’auto (con le gomme completamente ricoperte di fango) in strada.

Stanchi, ma salvi, arriviamo al nostro B&B, il Lochside Guest House ad Arrochar. La vista sul Loch Long è magnifica.

Lochside Guest House view – Photo E. Genise

14 Giorno: 30 Luglio – Verso Edimburgo

Oggi è l’ultimo giorno in auto della nostra avventura. Ci dirigiamo in direzione Edimburgo, senza però aver prenotato un Hotel. Arrivati in Aeroporto decidiamo di prendere una stanza presso uno degli Hotel vicini all’aeroporto. Lasciata l’auto e dopo un riposino in Hotel, riprendiamo il City Link per il centro di Edimburgo.

Questa volta decidiamo di visitare Calton Hill e Arthur’s Seat. Vantando una vista sulla città del tutto privilegiata è la meta preferita per tutti quelli che vogliono immortalare Edimburgo in tutta la sua bellezza. Sulla cima della collina si trova sia il Monumento a Nelson, che il famoso National Monument.

Edinburgh – Photo E. Genise
Calton Hill – Photo E. Genise

Arthur’s Seat fa parte di grande vulcano estinto la cui ultima eruzione risale a più di 350 milioni di anni fa. Questo picco roccioso è alto circa 250 metri ed è visibile da diversi punti di Edimburgo. Da alcune particolari angolazioni, la collina ricorda la sagoma di un leone rannicchiato. Esistono due diverse correnti di pensiero sulle origini del nome della collina, secondo alcuni legato al mito di Re Artù, per altri una storpiatura di “Ard-na-Said”, espressione gaelica che significa “Collina delle frecce”. Dopo la nostra escursione volta ad ammirare le bellezze di Edimburgo, torniamo in Hotel. Domani si ritorna in Italia. 

15 Giorno: 31 Luglio – Edimburgo – Bologna

Sveglia alle 4 di mattina. Fortunatamente siamo vicini all’aeroporto e quindi ce la prendiamo con calma. Prima degli imbarchi, Federico si la foto che riassume la nostra splendida vacanza. Ritorniamo a Bologna con il volo Ryanair delle 06.50. Che vacanza stupenda!






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