Premessa
La prima volta che avevo sentito parlare del Grand Combin è stato quando, scorrendo il catalogo di Trekking Italia, la mia attenzione è stata catturata dalle parole “massiccio glaciale” e “Svizzera”, un binomio che mi ha subito incuriosito. Tra i fattori che mi hanno fatto scegliere questa avventura, oltre alla tipologia di percorso ad alta quota, il periodo del trek (inizio Agosto) e la presenza dell’accompagnatore, Giuseppe Molteni (presidente di Trekking Italia sez. Emilia Romagna), persona di grande esperienza e professionalità.
Spesso oscurato dal più famoso Monte Bianco e Monte Rosa, il Trekking del Grand Combin è uno dei più bei percorsi delle Alpi e si sviluppa ad anello (100 Km) rimanendo in quota (ad un’altitudine che oscilla tra i 1.300 e i 2.800 metri) al cospetto del vasto massiccio del gruppo del Gran Combin (4.314 metri). E’ uno dei più spettacolari trek alpini e percorre vasti ambienti naturali incontaminati e grandiosi intorno alle roccaforti rocciose e glaciali. Tipicamente il Tour des Combins (TDC) prevede 6 tappe di cui 2 sul versante Italiano e 4 sul versante Svizzero. Gli Svizzeri di solito lo fanno partire da Bourg St. Pierre ma per gli italiani è consigliato con partenza da Saint-Rhémy-en-Bosses (da dove siamo partiti noi) in provincia di Aosta. E’ un trekking indicato come “E” (Escursionistico), con tratti esposti “EE” (Escursionisti esperti). Pur non essendo presenti difficoltà tecniche, è comunque piuttosto impegnativo sia per la lunghezza delle tappe (in un singolo giorno abbiamo percorso circa 23 Km) sia per i dislivelli positivi che per quelli negativi (1.300 mt). Si cammina su sentieri ben mantenuti, frequentati e sempre ben segnalati (rombo giallo con scritta TDC). In conclusione si è rivelata un’avventura oltre le aspettative, con delle viste mozzafiato sui ghiacciai e un gruppo di persone splendide (12 in tutto) con le quali si è subito stretto un forte legame.

Tappa 1: da Saint-Rhémy-en-Bosses a Hospice du Grand Saint Bernard
Durata 2,39 h, 8,97 km, Salita 960 mt, discesa 20 mt – Livello medio

Con il gruppo provenienti da diverse zone d’Italia e della Francia, ci ritroviamo a Saint-Rhémy-en-Bosses (1.619 mt). Dopo qualche incertezza iniziale per trovare il parcheggio, lasciamo l’auto e, dopo un veloce brief tecnico, partiamo in direzione Svizzera. Saliamo quindi lungo l’antica strada romana che conduce al Colle del Gran San Bernardo: da sempre è il passo più agevole per valicare le Alpi tra il Monte Rosa e il Monte Bianco. Il colle era usato per collegare l’Europa Centrale all’Italia. Risaliamo la Valle del San Bernardo mentre, sotto di noi, i veicoli attraversano il tunnel. Il meteo inizia a peggiorare; una leggera pioggia e una grandine poco impegnativa ci danno il benvenuto; non ci facciamo comunque scoraggiare anche perchè le previsioni meteo dei giorni successivi promettevano tempo soleggiato.
Poco prima del passo, sentiamo il fascino del tracciato millenario. Entriamo quindi in Svizzera e raggiungiamo il Colle del San Bernardo (2469 Mt). Sul colle sorge, da oltre un millennio, l’antico complesso dell’ Hospice du Grand Saint Bernard. L’ Ospizio include il rifugio, il ristorante e la chiesa. L’edificio ha un interessante museo con testimonianze e oggetti legati al passaggio alpino. Il Colle del San Bernardo era molto importante nel Medioevo quando i pellegrini provenienti dell’Europa centrale diretti a Roma seguivano la Via Francigena attraverso le Alpi. La struttura si ingrandì nei secoli, garantendo quassù la presenza di religiosi d’aiuto ai viandanti. La location è anche famosa per i fantastici cani San Bernardo, utilizzati per molti anni per soccorrere gli alpinisti bisognosi e divenuti così un simbolo iconico della Svizzera. Inoltre, il monastero si trova sulle rive del tranquillo Lago del Gran San Bernardo, un lago dalle acque blu brillante con uno sfondo montuoso iconico. Una volta entrati, veniamo subito accolti da due signore che, in perfetto stile “teutonico”, ci chiedono di lasciare zaini e scarponi prima di entrare nel rifugio. Dopo la sistemazione nella camerata, ci viene proposta la cena che consumiamo con grande appetito.

Lago del Gran San Bernardo – Sotto: Chiesa dell’Hospice du Grand Saint Bernard.

Tappa 2: da Hospice du Grand Saint Bernard a Bourg Saint Pierre
Durata 4 h, 15,4 Km, Salita 200 mt, discesa 1.050 mt: Livello Facile

La mattina ci svegliamo con una nebbia incredibile; la temperatura è scesa sotto i due gradi. Dopo la colazione, ci mettiamo in cammino scendendo nelle solitarie lande alpine della valle d’Entremont. Traversata quest’ultima si scende lungo una valle completamente ricoperta di rododendri. Costeggiamo il Lac de Toules e quindi lungo una strada sterrata, in salita, raggiungiamo Bourg-Saint-Pierre, un minuscolo paesino di soli 200 abitanti. Ci sistemiamo in una dependance di un Hotel-Ristorante con camere da 3 e bagno privato (un sogno rispetto ai normali rifugi). Ci aspetta una cena davvero notevole sopra ogni aspettativa.



Tappa 3: da Bourg St Pierre a Col de Mille
Durata 4,5h 11,4 km Salita 960 mt Discesa 140 mt: livello medio

Partiamo di buon mattino da Bourg-Saint-Pierre, con destinazione Col de Mille, situata a un’altitudine di 2.472 metri. Iniziamo a salire in quota e l’ambiente naturale cambia. Un bosco di aghifoglie sulla destra della valle d’Entremont annuncia la lunga traversata panoramica; costeggiamo il Pointe de Toules (2.726 mt) fino al dosso de “la Vouardette” (2.463 Mt). Durante il tragitto le gambe iniziano a fasi sentire in quanto dobbiamo superare un dislivello di quasi 1.000 metri. Questo rapido aumento di altitudine consente rapidamente a tutti i partecipanti di aumentare il ritmo, permettendoci così di abituare le gambe agli sforzi che ci attenderanno nelle prossime tappe.Durante il tragitto incontriamo un gregge di caprette che ci fanno compagnia per un tratto. Il percorso si conclude alla Cabane du Col de Mille, situata a un’altitudine di 2.472 metri, adagiata sul tratto dolce del crinale nord ovest del monte Rogneux. Il rifugio domina tutta la vallata circostante. Con Riccardo (altro appassionato di fotografia) decidiamo di esplorare la zona circostante per scattare qualche foto al tramonto; non contenti, mettiamo la sveglia alle 2 di notte per fotografare le stelle. Nonostante l’assenza di un valido treppiedi, qualche scatto decente riusciamo a portarlo a casa.





Rifugio Col de Mille in lontananza










Tappa 4: da Col de Mille a Panossière
Durata 5,5 h 14,8 km Salita 760 mt Discesa 590 mt: livello impegnativo

Oggi la giornata sarà lunga per cui alle prime ore del mattino siamo già in cammino. Seguendo le indicazioni blu (itinerario alpino) per Panossière percorriamo un lungo tratto in falsopiano, tralasciata a sinistra l’itinerario escursionistico per la Panossière proseguiamo diritti e attraversato il torrente iniziamo la lunga e ripida salita fino al Col des Avoullions. Dopo 1 ora di cammino raggiungiamo il laghetto di Servay, situato a 2.092 mt, in un ambiente caratterizzato da rododendri e pini. Dopo una breve sosta riprendiamo il cammino attraversando pascoli e boschi fino ad incrociare il rifugio Brunet dove non ci fermiamo in quanto la nostra meta è più avanti sul percorso. Superato il Brunet, il sentiero di snoda tra sassi e morene, fino ad incontrare uno spettacolare ponte tibetano sospeso sul torrente Corbassiere. Inaugurato nel 2014 è lungo circa 201 metri e situato ad un’altezza di circa 70 metri sul ghiacciaio. Il ponte è ben ancorato alle pareti rocciose con robusti cavi metallici. A poco a poco percorriamo il ponte su una griglia metallica attraverso la quale si può vedere chiaramente il vuoto. Questa struttura panoramica offre una vista mozzafiata sul Ghiacciaio di Corbassière e sul massiccio del Grand Combin.






Dopo aver attraversato il ponte, il sentiero prosegue in salita dolce per circa 45 minuti, portandoci a destinazione: la Cabane Francois Xavier Bagnoud (FXB Pannossiere), posta sui margini della morena glaciale a circa 2.645 mt. di altitudine. Dal rifugio ammiriamo con estasi i pendii del ghiacciaio, interrotti da muri di ghiaccio e seracchi, del Combin de Corbassière (4.314 metri), e dei suoi vicini di Valsorey e de la Tsessette, rispettivamente 4.184 e 4.141 metri. Dalla base del gigante scende la colata del Glacier de Corbassière, che si allunga ancora per quasi dieci chilometri. Il rifugio è completamente pieno di escursionisti (anche molti bambini) e pertanto nella sala un po’ si perde quell’atmosfera magica del posto. In compenso al tramonto il panorama dal rifugio toglie il fiato.




Alpinisti sulla cima del Gran Combin (Foto A. Tarozzi)
Tappa 5: da Panossière al rifugio Chanrion
Durata 5:20 h, 19,0 Km, Salita 1.140 mt, discesa 1.310 mt: livello impegnativo


Di buon mattina iniziamo la nostra 5 tappa che prevede di dirigerci verso il Rifugio Chanrion. Lasciato alle spalle il rifugio Panossiere (foto) e dopo aver percorso la morena sulla riva destra del ghiacciaio della Corbassière, iniziamo una breve ma ripida salita verso il Col des Otanes, a 2870 m, il punto più alto del TDC. Qui abbiamo la fortuna di vedere anche degli Stambecchi. È da qui che il panorama è affascinante, in questo circo di roccia e ghiaccio dove il Grand-Combin presiede alla grandezza di uno dei siti più belli delle Alpi. È ai margini di questa sella erbosa che si possono ammirare le cime del Mont-Pleureur e della Ruinette. In fondo alla valle si vede l’imponente muro di cemento alto 250 m della diga ad arco più alta d’Europa, la Barrage de Mauvoisin. La diga trattiene oltre 200 milioni di metri cubi di acqua. Imbocchiamo un tunnel che ci conduce alla sommità della diga, che si attraversa per raggiungere la riva destra del lago. All’interno del tunnel sono presenti alcune foto che mostrano le condizioni dei minatori che l’avevano realizzato. Proseguiamo attraverso una serie di gallerie passando accanto a cascate che mi ricordano quelle viste nei fiordi Norvegesi. Da qui in poi si attraversa il pittoresco altopiano di Tsofeiret con i suoi splendidi laghetti, per poi imboccare una passerella su un impetuoso torrente. Dopo svariate fotografie al paesaggio (è stato uno dei vari momenti dove ho rimpianto di non aver portato il drone) raggiungiamo il rifugio Chanrion. Il rifugio è nuovissimo e realizzato completamente in legno. Purtroppo ci comunicano che le docce non sono funzionanti e pertanto ci dobbiamo arrangiare come meglio possiamo. Nei rifugi Svizzeri fanno pagare qualsiasi cosa, anche un semplice bicchiere d’acqua. In compenso la cena viene servita davanti ad una ampia finestra che lascia intravedere tutto il paesaggio circostante: praticamente ceniamo dentro un quadro dipinto da un impressionista.




Barrage de Mauvoisin


Foto A. Tarozzi



Tappa 6: dal rifugio Chanrion al rifugio Letey à Champillon
Durata 6 h, 22,0 Km, Salita 1.140 mt, discesa 1.180 mt: livello molto impegnativo

Data la durata del percorso di oggi, partiamo alle 8. Iniziamo a scendere verso fondovalle con una discesa sulle creste armoniosamente ondulate del pascolo. Passato un piccolo ponte iniziamo a scendere verso il torrente che scorre a fondovalle; successivamente affrontiamo la salita verso la Fenetre de Durand a quota 2797 m. Sul colle che segna il confine tra l’Italia e la Svizzera. È su questo passo che, nel 1943, i soldati svizzeri accolsero un illustre politico italiano in fuga dal fascismo, Luigi Einaudi, che, dopo aver goduto dell’ospitalità elvetica, divenne il primo Presidente della Repubblica Italiana. Dalla Fenêtre de Durand, la prima parte del sentiero è dominata dall imponente mole del Mont Gelé (3.518 mt) e dalle pendici più dolci del Mont Avril, veri e propri pilastri della porta tra il Vallese e la Valle d’Aosta. Lungo il percorso la strada si interrompe varie volte e in questi tratti il collegamento è reso sicuro da alcune funi. Uno di questi tratti è una piccola galleria che presentava il fondo grigliato sotto cui scorreva l’acqua. Causa lavori di manutenzione (presumo) il passaggio è stato bloccato da transenne e pertanto siamo stati costretti a trovare una strada alternativa tornando indietro di circa un Km. Cosa non troppo piacevole per via del caldo che man mano aumenta. In lontananza scorgiamo il rifugio Letey Champillon (2.375 mt) che raggiungiamo dopo una salita sfiancante al 24%. Arriviamo completamente distrutti al rifugio; subito ci accorgiamo di essere rientrati in Italia per via dell’accoglienza; il gestore ci offre un aperitivo (cosa assolutamente impensabile nei rifugi Svizzeri) di benvenuto; disponiamo inoltre di docce gratis, mentre in Svizzera ogni doccia costava 5 CHF. Anche la cena e la colazione il mattino successivo è in pieno stile Italiano.








Tappa 7: da Champillon a Saint Rhemy en Bosses
Durata 4 h, 15 Km, Salita 450 mt, discesa 1.270 mt: livello medio

Partiamo affrontando subito una salita davvero impegnativa che ci mette tutti a dura prova visto anche l’abbondante colazione consumata pochi minuti prima.
Il sentiero ci conduce al Col de Champillon, dove sullo sfondo si erge l’imponente trapezio del Grand-Combin, mentre a ovest lo scenario si apre sulla catena del Monte Bianco.
Da qui inizia una discesa di circa 1.000 mt che mette in seria difficoltà le ginocchia. Passiamo poi attraverso alcuni alpeggi, dove una mandria di mucche interminabile ci blocca per una ventina di minuti. Dopo aver attraversato un bellissimo bosco di larici raggiungiamo, oramai esausti anche per via del caldo, la strada forestale che scende a Saint-Rhémy. Da qui poi, raggiunte le macchine e consumato un veloce pranzo in paese, ci dividiamo per il ritorno a casa.
Si conclude così uno dei trekking più belli e più impegnativi fatti fino ad ora. Un ringraziamento a tutti i componenti del gruppo del Grand Combin (Giuseppe, Riccardo, Andrea, Cesare, Claudia, Cristina, Giorgio, Rita, Patrice oltre ad Elisabetta e sua figlia) con i quali ho trascorso una settimana magnifica. Uno speciale a Riccardo che si è prestato a farmi qualche foto visto che in genere non compaio mai nelle fotografie essendo sempre dall’altra parte dell’obiettivo 🙂

Se vuoi lascia un commento in fondo alla pagina. Alla prossima avventura.
Edoardo















Bellissimo reportage di un Trek che resterà nel cuore, per la bellezza dei posti e per le relazioni che si sono create nel gruppo. Una settimana di esperienze che mi ha fatto lasciare a casa pensieri e preoccupazioni, raccontata molto bene da questo articolo anche con foto veramente spettacolari. Grazie e ancora grazie.
Giuseppe
Grazie a te, Giuseppe per averci accompagnato in questa splendida avventura!
Bellissimo reportage…dovresti raccogliere in un libro
queste tue esperienze….Ma che fatica..
Grazie !
Sono orgoglioso di te figlio mio
Sei andato dove volano le aquile
Evviva !
Grazie Pà
È la verità di un padre orgoglioso!
Grazie per il reportage. Ti candido a reporter ufficiale di Trekking Italia. Saresti perfetto!!!! 💯
Grazie rosi, molto volentieri 🙂
Complimenti Edoardo per il reportage…
La descrizione accurata delle tappe e le fantastiche immagini consentono ai lettori di calarsi direttamente nell’esperienza vissuta 🔝
Grazie Anna dei complimenti. Un abbraccio 🙂
Come solito non smentisci la tua bravura.
Sei un genero che tutti vorrebbero.
I tuoi reportage fotografici e commenti sono
Insuperabili. Complimenti
Grazie Daniela, un bacio 🙂
Grazie EDOARDO, questa tua composizione è un bellissimo regalo x tutti noi che abbiamo condiviso questa esperienza davvero speciale!
Ciao Cri…grazie 🙂